In questi giorni ho ripetutamente riflettuto a fondo sul modo di esternare i propri sentimenti. E' ovvio che ognuno di noi sia un mondo a sè e che senta l'esigenza di esternarli o meno, ma proprio non riesco a capire "la lacrima a tutti i costi".
Proprio ieri ho guardato uno spezzone di una trasmissione sulla Rai in cui si parlava proprio della necessità di accettare di raccontare una storia drammatica che ci ha colpiti in diretta tv, davanti a milioni di telespettatori, pur sapendo che lì si sta speculando sul nostro dolore. La lacrima per forza, la lacrima per share, per un pugno di telespettatori in piu', io proprio non la capisco. Questo è il caso della maggior parte dei programmi televisivi italiani di oggi: urla e pianti disperati per un lutto in famiglia o un cuore infranto non interessa, l'importante è strumentalizzare il dolore altrui per ricavarne uno share di tutto rispetto, ma peggio ancora, strumentalizzare il proprio dolore senza ritegno, senza dignità.
Questa riflessione mi è partita quando, avendo tra i miei contatti facebook il giornalista Salvo Sottile,ho iniziato a notare che all'indomani di ogni sua puntata di QUARTO GRADO (che ormai non fa altro che analizzare in maniera quasi patetica il caso Scazzi e poco altro ancora) ringraziava il numero X di telespettatori, magari sottolineando di essere stato il terzo, quarto programma più visto della serata.
Altro caso: non capisco, ma proprio non riesco lontanamente a capire il senso di vomitare il proprio dolore (o lasciatelo dire, pseudo-dolore) su un social network per la morte di un conterraneo ventenne, fare le condoglianze ai parenti tramite facebook -affrettandosi a chiedere l'amicizia ovviamente un'ora dopo la tragica notizia- e usare il mezzo come tela su cui mostrare al resto dei contatti quanto si sta soffrendo, magari tra un link comico e l'altro.
E' giusto che ognuno viva il dolore come meglio crede, ma mi chiedo se ad un certo punto al dolore subentri una mania di protagonismo (forse a volta a livello inconscio) e di sentirsi in qualche modo al centro dell'attenzione; perchè sono fermamente convinta che viviamo in un mondo in cui abbiamo tutto e siamo in mezzo a tante persone, ma siamo tendenzialmente soli e sempre alla ricerca di affetto e del desiderio di sentirci considerati.
hai scritto davvero un bell'articolo, purtroppo è quello che penso e mi chiedo anch'io.
RispondiEliminatrovo esagerato e totalmente fuori dal mio modo di essere raccontare in tv ed analizzare in modo maniacale una tragedia, che sia personale o di altri.
la tua conclusione è giusta, forse anche circondati da migliaia di persone (e contatti virtuali) ci sentiamo soli e con un gran bisogno di considerazione.
Superficialità, ignoranza, senso di solitudine...un mix perfetto per una televisione trash! Triste considerazione la mia, ma purtroppo... Grazie per aver commentato, mi ha fatto piacere sapere la tua opinione. Buon pomeriggio!
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